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Stranieri? Prima di tutto donne e uomini!
Scritto da Stefania Bozzolo   

                Mi domando in che Paese sto vivendo. A quale categoria appartiene lo stato che fa diventare reato una condizione? Perché essere straniero diventerà reato per molti esseri umani che pure non hanno mai commesso reati, ma che vivono sul nostro territorio, seppure lavorando magari con un contratto non regolare, comunque in una condizione di precarietà.

                La politica, quella che - come dice Moni Ovadia - parla alla pancia bassa del cittadino, ha spostato l’attenzione sullo straniero che vuole venire in Italia  o magari solo transitarci, distogliendola così da altre questioni, da mali strutturali antichi del nostro paese, che fanno danni ben più gravi e profondi di quelli che possono causare le ondate dei migranti.

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IL PAPA di C.PAPINI
Scritto da Antonio FONTANA   
Siamo lieti di segnalare il volume di Carlo Papini “Da vescovo di Roma a sovrano del mondo. L’irresistibile ascesa del papa romano al potere assoluto”[1]. Si tratta di un’opera di ben quattrocento pagine, con quarantaquattro illustrazioni fuori testo, edita dalla Claudiana di Torino nell’aprile scorso. Essa ha avuto origine da un ciclo di lezioni tenute dall’Autore all’Università della terza età di Savona, e quindi rielaborate. Naturalmente è un libro per studiosi, che interesserà in particolare i cultori di storia della Chiesa, ma anche, più in generale, chi voglia conoscere meglio la delicata fase di transizione compresa fra gli ultimi secoli dell’Impero romano d’occidente, avviato ormai al tramonto col susseguirsi delle invasioni barbariche, ed i primi del Medioevo, durante i quali sopravvive quello d’oriente. Il periodo preso in considerazione va infatti dal primo tentativo (fallito) da parte di un vescovo di Roma, Vittore I, di imporre la propria volontà alle altre chiese su di una questione concernente il calendario liturgico, quale la fissazione di una data uniforme per la celebrazione della Pasqua, nel 195, al terzo concilio di Costantinopoli (sesto ecumenico) del 680-81. A riproporre una interpretazione critica degli avvenimenti in esso compresi l’Autore è stato indotto dalla constatazione che ormai “è lontana l’epoca in cui studiosi validissimi (anche, ma non solo, di formazione protestante) s’impegnavano per ricostruire le origini e gli sviluppi del papato con la massima obbiettività” (p.10). Tra questi, nell’ampia rassegna bibliografica che fa da introduzione, viene collocato al primo posto Erich Caspar, cui si deve la “ Geschichte des Papsttums von den Anfängen bis zur Höhe der Weltherrschaft”, pubblicata a Tubinga, in due volumi, fra il 1930 ed il 1933, ma (guarda caso !) mai tradotta in italiano. Nella letteratura di quest’ultimo cinquantennio prevalgono le opere con intenti più o meno scopertamente apologetici. Ma – soggiunge il Papini con esemplare modestia – “questo mio lavoro non ha certo  la pretesa di colmare la lacuna segnalata, costituita dalla mancanza di una storia dei papi ‘laica’, scientifica, e per quanto possibile obiettiva. Si propone soltanto di ricostruire accuratamente, ricorrendo alle fonti più sicure e con il massimo sforzo di obbiettività, alcuni momenti-chiave della storia del papato al fine di mostrare per quali vie, sfruttando quali occasioni favorevoli e utilizzando quali strumenti, l’istituzione romana sia riuscita a crescere sino a raggiungere gli eccezionali livelli di potere del tardo medioevo”. Da ciò il sottotitolo: “ Frammenti di storia del papato dalle origini al secolo VII”. Dell’opera è prevista una continuazione , fino a Bonifacio VIII (1294-1303), “se le forze seguiranno”, ha cura di precisare il Papini.

Non resta quindi che augurargli tanti anni ancora di vita operosa.



[1] Claudiana 2009, euro 39,00

 
UN CULTO "SPECIALE"
Scritto da Marina MORANDO   

Le celebrazioni in corso per l’anniversario della nascita di Giovanni Calvino rappresentano senza dubbio un’occasione ed una sfida che le nostre comunità non si sono lasciate sfuggire. Diversi i modi per presentare oggi questo grande riformatore ed il suo pensiero; mostre, convegni, tavole rotonde, sono state opportunità differenti per uscire dagli spazi abituali e testimoniare la nostra fede pubblicamente.

Genova non si è tirata indietro. La città del “mugugno” facile, poco propensa alle innovazioni, sovente chiusa in sé stessa e poco disponibile alle scommesse del futuro, questa volta, nella sua componente “riformata”, è uscita in piazza. Le nostre comunità metodiste e valdesi, rappresentate dalla chiesa Metodista di Sestri Ponente, dalle chiese Valdesi di Genova Sampierdarena, Genova Centro e dalla chiesa Ispanica, redarguite a volte di troppo intellettualismo, per l’utilizzo di un linguaggio troppo “specialistico”, hanno voluto uscire all’aperto per portare l”Audacia di una parola libera” (logo preso in prestito    dalla Chiesa Riformata di Francia  ) agli uomini e donne “di tutti i giorni”. Anche a coloro che, passando, nel guardare lo striscione riportante il nome del riformatore, si sarebbero domandati “Chi è costui?”. L’obiettivo quindi non era tanto illustrare la vita, le opere ed il pensiero del riformatore (cosa peraltro fatta in contesti più consoni) quanto esaltare ed attualizzare la portata oggi del messaggio che contribuì al diffondersi della Riforma. Quale significato diamo, a secoli di distanza, alla libertà  donataci dall’annuncio della Parola di salvezza? Come sensibilizzare quegli uditori che avremmo incontrato in piazza, nel loro andirivieni, avvicinandoci ai loro bisogni?

Dovevamo farlo servendoci anche di ogni simbologia, utile a generare la curiosità, di messaggi brevi, ma incisivi. Questo ci eravamo detti, tra i consigli di chiesa, alcuni mesi fa quando, incontrandoci, si era deciso che l’evento doveva essere il “clou” delle nostre celebrazioni. Dunque, domenica 17 Maggio il giorno “speciale”.Il luogo : Piazza Caricamento, vicino al nostro “Porto Antico, dove le culture e le etnie si incontrano in un melange multiforme. Tra le giostre ed i banchi del “Commercio Equo e Solidale” c’era il nostro spazio. Il Palazzo San Giorgio, edificio medievale dalla facciata dipinta, già sede di una delle prime banche , avrebbe fatto da sfondo agli oratori ed ai gruppi musicali che avrebbero animato la giornata.

Il ricco programma è incominciato con un saluto del Sindaco Marta Vincenzi la quale invitava a non rinunciare alle sfide del cambiamento. Il suo consiglio, nel passaggio difficile al pluralismo religioso, è di riconoscere e rielaborare le radici rimettendo in circolo i punti di forza.  Si è  proseguito poi con la testimonianza evangelica: dal culto, condotto da Jean Felix Kamba, Giovanna Vernarecci di Fossombrone e Gianni Genre, a momenti di animazione musicale grazie alle corali ospiti. Abbiamo cercato di simbolizzare l’apertura ed il pluralismo nell’annuncio della Parola, non solo attraverso le figure dei pastori, ma anche nelle esibizioni della corale Ghanese di Vicenza e di quella di Rorà “La Voce delle Valli” accompagnata dai percussionisti “Mani sulla Pelle”. Anche il gruppo musicale della chiesa Ispanica, che noi già conosciamo, ha contribuito all’animazione.  Le scenografie dei gruppi, le voci gospels, i ritmi e le danze tribali non hanno mancato, soprattutto nell’esibizione pomeridiana, di coinvolgere non solo gli ascoltatori “fedeli” della mattina, ma numerosi passanti, alcuni dei quali riconoscevano in questi toni la familiarità delle loro radici.

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