Io sono venuto come luce nel mondo, affinché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre. Gv. 12,46 Una delle ultime sere ritornavo da una visita. Momento spontaneo e caldo, quello dell’accoglienza di chi avevo visitato; sereno, malgrado qualche preoccupazione dovuta ad un recente intervento chirurgico subito dalla mia ospite. Avevo parlato con lei della comunità, di coloro che ci hanno lasciato, delle sue prospettive. Delle difficoltà finanziarie, che tutti affrontiamo. Ho accolto inoltre con gioia la proposta di dar vita, nella sua casa, ad un gruppo di riflessione biblica. Lo faremo.  L’adorazione dei pastori, Sec. XVII, Louvre. La mamma, oltre cento anni, ci seguiva a fatica. Più che altro a causa della memoria che non sembra aiutarla. Luoghi e situazioni passate ancora vive, ma sbiadite nel presente, ritornano a ripetersi. L’età! La mia identificazione, il ruolo e la chiesa alla quale appartengo, è totale (il prete?…) Non importa. Inutile insistere. Poi il momento della lettura e della preghiera. Terminati questi momenti di comunione la sorella chiede, mani giunte, di essere riconfermata in quel cammino iniziato anni indietro. Lo chiede in una disponibilità rinnovata. Ci salutiamo. Ripercorro lentamente le stradine che mi portano indietro. Mentre cammino ri-vivo l’incontro appena concluso. Avverto una sorta di riconoscenza per il tempo trascorso in quella casa, per le parole condivise. Per essere salito fin lassù, per aver ascoltato, parlato, pregato nella normalità di una delle tante famiglie delle nostre chiese. Una realtà lontana dai tanti impegni fatti di riunioni, di decisioni da prendere, di soluzioni che non sempre si trovano. Un tempo prezioso, quello dal quale mi ero appena congedato.
La luce del giorno, intanto, si percepisce ormai lontana, come portata via. Mi fermo qualche istante per assaporare il vento e guardare, dall’altura verso Ponente, la gradazione di colori che si stagliano sul litorale. La luce poco alla volta scompare. Lo so, altre mille e mille e ancora mille luci si sono già accese nelle case, nei condomini, nei palazzi della città, quelli che contano, così come in qualche tugurio. Ma intanto la luce tramonta. Comprendi allora veramente come essa sia essenziale per la vita. Come senza di lei il buio porterebbe solo altro buio. In tali momenti mi ritrovo a cercare una parola che mi possa aiutare a decifrare le emozioni, la serenità di quegli istanti. L’Evangelo, Giovanni in particolare, sceglie la luce per parlarci della vita. Si rivolge a tutti coloro che sono feriti dalle tenebre, che sono caduti nelle tante trappole, che sempre sono disseminate lungo il cammino delle esistenze. Trappole che, troppo spesso, non permettono più di venirne fuori se non ad un prezzo molto alto. Parla al nostro orgoglio ed alla nostra presunzione di ritenerci migliori e più sani di coloro che sono feriti dalla vita. Una cecità che tante volte fa vivere senza chiarezza. - La luce ha nel buio il suo contrario.
La Genesi, prima dell’inizio della creazione, ci parla delle tenebre che “coprono la terra”. Il ritmo del tempo dà ordine a quanto è “informe e vuoto”. Ma non sempre la vittoria della luce risplende pienamente. Ancora troppi ambiti sono tentati dal caos e dal disordine. Ma è anche liberante poter pensare, e quindi credere, che per queste infinite e variegate situazioni non ci sia condanna. “Affinché chiunque crede in me...” In Dio è offerta una qualità diversa della vita per tutti coloro che si fidano di lui e mettono in pratica le sue parole. Fin dall’inizio Dio offre la possibilità di vivere alla presenza della sua luce. Guardare verso la luce di Dio che illumina il nostro cuore e la nostra vita ci rende capaci di vivere quell'amore che reca pace. Egli non accetta questo destino dove il buio tende ancora a prendere sopravvento sulla luce della verità. Nel Cristo, suo Figlio, un ponte ci viene offerto affinché possiamo ricongiungerci con il nostro creatore. Lo fa in maniera instancabile (e la Bibbia lo ripete dalla prima all’ultima parola) con pazienza e perseveranza, in un rapporto di fiducia e di amore, parlando al cuore dell’essere umano. Egli viene in questo mondo caotico e oscuro per liberarci dalla schiavitù del peccato. Lo ricordano le parole poste all’inizio della creazione: “sia la luce”. Abbiamo veramente fiducia in questa luce? Siamo disposti a lasciarci illuminare da lei? Essa ci può veramente guidare? Può guarirci? Non sono molti coloro per cui la verità è talmente radicata nella loro persona da costituire la loro unica guida, la luce che illumina il loro cammino. Tuttavia quando ci poniamo all’ascolto della Parola nello spirito di preghiera e di ricerca, malgrado le nostre titubanze ed infedeltà, saremo incontrati da quella “lampada e luce sul nostro cammino”. - Un mondo promesso alla morte.
Mi chiedo se davanti a questa Parola non restiamo sempre un po’ come i personaggi di George de La Tour, pittore lorenese del ‘6001. Personaggi normali, qualche volta deformati dai gesti quotidiani, dalle speranze che si sono frantumate, dai ricordi che non sanno più cogliere la novità che ogni tempo offerto concede. Un mondo spesso promesso alla morte. Poco importa che si tratti nei suoi dipinti di un vecchio, segnato dalle sue cicatrici, di un garzone di bottega o dello stesso Gesù nelle fasce, ed ancora di una rubiconda Maria, o di una giovane nella figura dell’angelo. La Tour, con le sue candele, lascia penetrare la luce che inonda i suoi personaggi, conferendo a questi muti protagonisti una sorta di certezza spirituale che solo può essere dono divino, che altro non è che quello della grazia. “Gli sguardi intriganti e ingannevoli incantano gli spettatori; le sue notti, rischiarate solo dalla tremula luce delle candele o delle torce, evocano un mondo silenzioso di queste creature sorte dalla terra” che solo la luce, nei suoi contrasti, rende visibili separandoli dalla notte. - Una promessa non senza invito.
Gesù non ha detto che non ci saranno momenti di oscurità (il buio nelle nostre vite). Ma questi momenti attraverso la fede saranno vinti. Non è una condanna e neppure un destino a rimanere nel buio (qualunque possa essere il nome che attribuiamo a questa oscurità). In Cristo le tenebre sono infrante. Lo sono in quanto, dalla sua resurrezione, sorge una prospettiva nuova. Una nuova fiducia, una nuova speranza, una nuova chiarezza. La nostra vita ha un futuro diverso perché, come nelle torce di De La Tour, la luce dell’amore di Dio ci mostra la via della vita piena d'amore che egli manifesta per noi e che a nostra volta dobbiamo manifestare ai nostri compagni di viaggio. Il pittore lorenese aveva colto questa verità lasciando quel fascio di luce su colui che non ci lascia nelle tenebre. Buon Natale. Dalla Circolare del II Distretto. Chiese metodiste e valdesi Natale 2009 |